Articoli nella categoria: Hi-tech notepad

La vita eterna del Dr. Kurzweil


Leggo oggi su repubblica.it della nuova Singularity University, “scuola sponsorizzata - tra gli altri - da Nasa e Google. La scuola promette di ‘riunire, educare e ispirare una nuova generazione di leader’ su come nei prossimi decenni la tecnologia aiuterà l’umanità a debellare povertà, carestia, malattie e cambiamenti climatici”.

All’origine di questa nuova e interessante istituzione sta un’idea di Ray Kurzweil, un inventore che ha già avuto modo di colpire la mia attenzione in passato, per la sua capacità di immaginare innovativi scenari futuristici . [Leggi tutto...]

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Google Wave

L’e-mail ha quasi quarant’anni, ma nonostante l’età è ancora oggi uno dei servizi più utilizzati di internet.
«Come sarebbe la posta elettronica se fosse stata inventata oggi?»
Google prova a dare una risposta con una piattaforma di comunicazione che aggiorna le nostre vecchie caselle alla versione 2.0

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Internet come spazio “aperto”. Tentativi di controllo e forme di resistenza

La struttura distribuita del network, priva di un “centro”, predispone strutturalmente la rete a un carattere «libero e aperto». Dal punto di vista tecnico proprio tale carattere ha determinato la capacità della rete di saper sopravvivere alle sfide che il suo percorso evolutivo le ha riservato: la flessibilità dei protocolli di comunicazione ha permesso la connessione tra Arpanet (il prototipo di internet per definizione) e una miriade di reti locali, fornendo standard compatibili per diversi sistemi di connessione alla rete. A questa predisposizione genetica del mezzo si andò ad aggiungere l’influenza di una cultura fortemente libertaria che affiancò la ricerca bellica nei primi decenni di vita della rete: si tratta di quella tecno-èlite che Castells descrive nel suo Galassia Internet (M. Castells, Galassia Internet, Feltrinelli, Milano, 2006, p. 13). Questa sinergia tra proprietà tecnico-strutturali e tendenze culturali ha creato quella visione di internet come rete delle libertà e della libera espressione.
Alla struttura di connessioni senza limiti, che rendeva difficoltoso qualsiasi tentativo di censura, si andava ad aggiungere un background istituzionale, quello degli Stati Uniti, che poteva contare sul dettato costituzionale della libertà di parola, nonostante la Casa Bianca e il congresso USA, come successivamente gli altri stati del mondo, abbiano da subito tentato di imporre le tipiche forme di controllo statale al network.

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Kimbau online

La rivoluzione di Kimbau potrebbe essere vista, in virtù della sua lungimiranza tecnologica, come un esempio forte e un motivo di speraza per la risoluzione dei problemi di divario digitale che affliggono le zone meno sviluppate del pianeta. Il Kimbau rende evidente quanto possono fare per un paese del terzo mondo le tecnologie che nel nord sviluppato consideriamo ormai a portata di mano e a basso costo.
Esattamente nel marzo del 2007 è arrivata l’elettricità grazie a una turbina idroelettrica situata nei pressi di una vicina cascata. Prima lo stesso ospedale prendeva l’energia per il suo gruppo elettrogeno dalla benzina portata appositamente dalla capitale attraverso un percorso di 500 km. Per avere la corrente elettrica occorrevano due giorni di fuoristrada o due settimane di camion a causa di vie di comunicazione stradale quasi inesistenti. [Leggi tutto...]

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Cento miliardi di schiavi invisibili

Quello tecnologico è un processo che tende verso una progressiva emancipazione dell’uomo dalla fatica fisica e che ha permesso all’umanità di ampliare enormemente la propria capacità di lavoro contribuendo allo sviluppo della qualità della vita negli ultimi secoli.

Un’immagine particolarmente evocativa di questa situazione ce la fornisce Ugo Leone nel suo Nuove politiche per l’ambiente (Carocci, Roma 2006, p.119):

“la capacità di lavoro sviluppata dal sistema delle macchine [...] equivale a quella sviluppata dalle braccia di circa 100 miliardi di operai. [...] Poco meno della meno della metà di questi “schiavi meccanici” lavorano (sic!) nelle fabbriche (settore industriale), circa un quarto sono addetti ai trasporti; circa un quarto lavorano nelle nostre case”.

Occorre chiudere un primo occhio sulle tre corcordanze a senso che l’autore infila con disinvoltura l’una dopo l’altra (la metà lavora non “lavorano”), e poche righe dopo chiudere anche il secondo quando viene citato Metropolis “il bel film di Fritz Lange “, ma è interessante la stima che viene fornita secondo la quale ogni cittadino appartenente a un paese sviluppato ha a sua disposizione circa ottanta schiavi meccanici al proprio servizio.
Sicuramente ogni proporzione macchina/schiavo può e deve solo rimanere nel campo della metafora: quanti schiavi occorrerebbero per trasportarmi, come fa un’automobile, a una velocità di 160 km/h?
L’analogia con lo schiavo deve qui esser vista dalla prospettiva ambientalista dalla quale si pone Leone, il quale continua con la considerazione che ognuno di questi schiavi consuma risorse e produce rifiuti da smaltire proprio come un essere umano. Il discorso si riallaccia quindi agli interrogativi aperti sullo sviluppo che percorrono tutto il testo.

Su questo pianeta gli abitanti non sono solo sei miliardi, ma molti di più se consideriamo questo esercito di schiavi meccanici che silenziosamente lavora al nostro servizio.

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