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Internet come spazio “aperto”. Tentativi di controllo e forme di resistenza

settembre 14, 2008 in Hi-tech notepad

La struttura distribuita del network, priva di un “centro”, predispone strutturalmente la rete a un carattere «libero e aperto». Dal punto di vista tecnico proprio tale carattere ha determinato la capacità della rete di saper sopravvivere alle sfide che il suo percorso evolutivo le ha riservato: la flessibilità dei protocolli di comunicazione ha permesso la connessione tra Arpanet (il prototipo di internet per definizione) e una miriade di reti locali, fornendo standard compatibili per diversi sistemi di connessione alla rete. A questa predisposizione genetica del mezzo si andò ad aggiungere l’influenza di una cultura fortemente libertaria che affiancò la ricerca bellica nei primi decenni di vita della rete: si tratta di quella tecno-èlite che Castells descrive nel suo Galassia Internet (M. Castells, Galassia Internet, Feltrinelli, Milano, 2006, p. 13). Questa sinergia tra proprietà tecnico-strutturali e tendenze culturali ha creato quella visione di internet come rete delle libertà e della libera espressione.
Alla struttura di connessioni senza limiti, che rendeva difficoltoso qualsiasi tentativo di censura, si andava ad aggiungere un background istituzionale, quello degli Stati Uniti, che poteva contare sul dettato costituzionale della libertà di parola, nonostante la Casa Bianca e il congresso USA, come successivamente gli altri stati del mondo, abbiano da subito tentato di imporre le tipiche forme di controllo statale al network.

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Kimbau online

febbraio 21, 2008 in Hi-tech notepad

La rivoluzione di Kimbau potrebbe essere vista, in virtù della sua lungimiranza tecnologica, come un esempio forte e un motivo di speraza per la risoluzione dei problemi di divario digitale che affliggono le zone meno sviluppate del pianeta. Il Kimbau rende evidente quanto possono fare per un paese del terzo mondo le tecnologie che nel nord sviluppato consideriamo ormai a portata di mano e a basso costo.
Esattamente nel marzo del 2007 è arrivata l’elettricità grazie a una turbina idroelettrica situata nei pressi di una vicina cascata. Prima lo stesso ospedale prendeva l’energia per il suo gruppo elettrogeno dalla benzina portata appositamente dalla capitale attraverso un percorso di 500 km. Per avere la corrente elettrica occorrevano due giorni di fuoristrada o due settimane di camion a causa di vie di comunicazione stradale quasi inesistenti. Read the rest of this entry →

Cento miliardi di schiavi invisibili

febbraio 4, 2008 in Hi-tech notepad

Quello tecnologico è un processo che tende verso una progressiva emancipazione dell’uomo dalla fatica fisica e che ha permesso all’umanità di ampliare enormemente la propria capacità di lavoro contribuendo allo sviluppo della qualità della vita negli ultimi secoli.

Un’immagine particolarmente evocativa di questa situazione ce la fornisce Ugo Leone nel suo Nuove politiche per l’ambiente (Carocci, Roma 2006, p.119):

“la capacità di lavoro sviluppata dal sistema delle macchine [...] equivale a quella sviluppata dalle braccia di circa 100 miliardi di operai. [...] Poco meno della meno della metà di questi “schiavi meccanici” lavorano (sic!) nelle fabbriche (settore industriale), circa un quarto sono addetti ai trasporti; circa un quarto lavorano nelle nostre case”.

Occorre chiudere un primo occhio sulle tre corcordanze a senso che l’autore infila con disinvoltura l’una dopo l’altra (la metà lavora non “lavorano”), e poche righe dopo chiudere anche il secondo quando viene citato Metropolis “il bel film di Fritz Lange “, ma è interessante la stima che viene fornita secondo la quale ogni cittadino appartenente a un paese sviluppato ha a sua disposizione circa ottanta schiavi meccanici al proprio servizio.
Sicuramente ogni proporzione macchina/schiavo può e deve solo rimanere nel campo della metafora: quanti schiavi occorrerebbero per trasportarmi, come fa un’automobile, a una velocità di 160 km/h?
L’analogia con lo schiavo deve qui esser vista dalla prospettiva ambientalista dalla quale si pone Leone, il quale continua con la considerazione che ognuno di questi schiavi consuma risorse e produce rifiuti da smaltire proprio come un essere umano. Il discorso si riallaccia quindi agli interrogativi aperti sullo sviluppo che percorrono tutto il testo.

Su questo pianeta gli abitanti non sono solo sei miliardi, ma molti di più se consideriamo questo esercito di schiavi meccanici che silenziosamente lavora al nostro servizio.

Ridimensionare un’immagine online

gennaio 6, 2008 in Hi-tech notepad, Note a margine

Resize.it è un comodissimo servizio che permette in pochi semplici passi di ridimensionare, ritagliare o ruotare un’immagine. Consente inoltre di applicare effetti quali il blur (sfocatura), lo sharpen (nitidezza) e lo sketch. E possibile inoltre trasformare le foto in bianco e nero o cambiare il formato (gif, jpg, png).
I suoi punti di forza sono quelli delle applicazioni basate sul web: la velocità, la comodità di non dover effettuare alcun tipo di installazione e di essere accessible ovunque, da  casa come da un internet point, su ogni macchina dotata di un collegamento a internet.
Discreta è anche la semplicità di utilizzo, unita a una grafica semplice e lineare.
Per la possibilità che dà a chiunque di manipolare immagini, resize.it si è rivelato un tool adatto da integrare nel pannello dei redattori di soqquadro.org, grazie anche alla possibilità concessa ai webmaster di creare moduli personalizzati da inserire nei propri siti.

Simile ma con meno meno funzioni è resize2mail.com. Anche qui è disponibile un modulo per webmaster.

Interessante anche resizeyourimage.com dove la dimensione dell’area da ritagliare può essere impostata tirando col mouse delle maniglie. Con due pulsanti [+] e [-] è possibile ridimensionare o ridurre l’immagine.
Tutti questi servizi purtroppo sono in inglese. Si consideri che le competenze informatiche dell’utente che utilizza questo tipo di siti si presumono basse. Ecco che quindi chiarezza e semplicità di utilizzo diventano requisiti essenziali che potrebbero essere compromessi dall’utilizzo di una lingua straniera.
Visto che un sito del genere potrebbe essere un discreto investimento per un webmaster italofono, rimaniamo in attesa di una versione nostrana ;-)

L’open source nel XVIII secolo

novembre 3, 2007 in Hi-tech notepad

« Ma le idee, il contenuto! Quello che veramente costituisce un libro! Ciò che l’autore può vendere o comunicare! Una volta espresso, è impossibile che esso rimanga proprietà dell’autore [...] È precisamente per lo scopo di usare le idee che la maggior parte delle persone compra i libri [...] Io posso leggere i contenuti di un libro, impararli, abbreviarli, espanderli, insegnarli, tradurli, scrivere su di essi, riderci su, criticarli, deriderli, usarli male o bene – insomma, fare qualsiasi cosa desidero. Ma l’unica cosa che mi viene proibita è copiarli o ristamparli? Con che giustificazione il predicatore negherà la stampa delle sue omelie, quando non può impedire a nessuno dei suoi ascoltatori di trascrivere i suoi sermoni? E per un professore sarebbe ridicolo pretendere che i suoi studenti si astengano dall’usare alcune nuove proposizioni che egli ha appena insegnato, a che titolo egli pretenderà una tale astensione dai commercianti di libri riguardo a un libro nuovo? No, no, è troppo ovvio che il concetto di proprietà intellettuale è inutile. La mia proprietà deve essere esclusivamente mia; io devo essere in grado di disporne e di poterla gestire incondizionatamente. Lasciatemi che mi spieghino come ciò sia possibile nel caso in discussione. Che qualcuno tenti di riprendersi le idee che ha creato una volta che esse sono state comunicate, magari rimettendole dove nessuno possa trovarle. Tutto il denaro del mondo non servirebbe allo scopo. »

Sigmund Krause, Über den Büchernachdruck , 1973, pp.415-17 Cit. in Domenico Fiormonte, Scrittura e filologia nell’era digitale, Bollati Boringhieri 2003 p. 177




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