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Permanent Error (Sept 8 – Oct 29, 2011)

settembre 7, 2011 in Appunti per una geografia di internet, Hi-tech notepad

 

Agbogbloshie, periferia di Accra, capitale del Ghana, sterminato e terrificante cimitero tecnologico.
Agbogbloshie brucia, sotto de fiamme della miseria e della disperazione che spinge gli abitanti delle zone vicine ad appicare il fuoco nel tentativo di separare i metalli dai circuiti. I fumi tossici ammantano il paesaggio, contribuendo a conferire a questo luogo un’atmosfera apocalittica e sconcertante.

 

L’immenso tappeto di apparecchiature informatiche, componenti elettronici, grovigli di cavi, costituisce un monumento all’ingenuità dell’occidente e ai pericoli della rapida obsolescenza dell’hardware nel terzo millennio.

Agbogbloshie è lo sfondo sul quale si muovono le figure ritratte in medio formato da Pieter Hugo, in mostra dall’8 settembre al 29 ottobre alla Yossi Milo Gallery di New York, ma allo stesso tempo un impietoso documento che attesta il fallimento delle donazioni dell’occidente per risolvere il problema del digital divide nei paesi del terzo mondo.

 

http://www.yossimilo.com/exhibitions/2011-09-pieter-hugo/

Il prof. Trinchero e la sua lotta contro il digital divide

ottobre 23, 2010 in Appunti per una geografia di internet

Daniele Trinchero, professore di Ingegneria dell’Informazione al Politecnico di Torino, racconta la sua ricerca tecnologica “sociale” alle telecamere di Current.

Internet, outil de liberté et d’assujettissement – Un incontro con Philippe Rekacewicz

dicembre 6, 2009 in Appunti per una geografia di internet

L'Atlas du Monde diplomatiquePasseggiando per Parigi, nel 13° arrondissement, imboccando Avenue de Steven Pinchon, nessuno direbbe che dietro quel muro in mattoncini grezzi si nasconda la redazione di Le Monde Diplomatique. Nessuna insegna gigantesca, come quella del “fratello maggiore” Le Monde, appena un chilometro più in là.

Philippe Rekacewicz , cartografo del periodico francese, mi accoglie in una stanza tapezzata dalle carte dell’Atlas 2009 – Un monde à l’envers, allora appena uscito in Francia (la traduzione italiana sarebbe arrivata solo quest’estate ad opera de Il manifesto). L’occasione è preziosa per parlare delle tematiche affrontate su questo blog con un esperto geografo, in una redazione tra le più consapevoli dal punto di vista digitale (vedi per esempio Le Monde Diplomatique et les logiciels libres e la decisa presa di posizione nei confronti della libertà del software).

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A. M. Townsend, Network Cities and the Global Structure of the Internet – Un aggiornamento

aprile 8, 2009 in Appunti per una geografia di internet

Nel tentativo di tracciare alcune linee di riflessione sulla geografia di internet, si propone qui una rilettura e un parziale aggiornamento, attraverso alcuni tracciamenti che ho effettuato nel febbraio 2008, di un interessante saggio del 2001 di Anthony M. Townsend, Network Cities and the Global Structure of the Internet. Il testo è disponibile all’indirizzo http://abs.sagepub.com/cgi/content/abstract/44/10/1697?ck=nck.

Fin dagli anni sessanta molti studiosi, abbagliati dal rapidissimo incremento nello sviluppo e nell’utilizzo dei moderni sistemi di telecomunicazione, hanno più volte proclamato la “morte della città”. A sollecitare questa conclusione è l’idea per la quale le nuove tecnologie forniscono un’inedita libertà di localizzazione alle attività economiche. Le imprese e le attività umane sono oggi, in effetti, sempre meno vincolate dalla localizzazione fisica in quanto la connessione ai network di comunicazione rende possibili molte attività anche da aree periferiche del globo.

Ma a dispetto di queste previsioni il cambio di millennio ha coinciso con il sorpasso della popolazione residente nelle città di quella non urbana. Le metropoli hanno continuato a svilupparsi ricoprendo un ruolo di primissimo piano all’interno dei processi di globalizzazione. Alcune di esse hanno cominciato a ricoprire il ruolo di centri di comando all’interno del panorama mondiale, subendo una ristrutturazione della propria attività modellata sui servizi di rango elevato del settore quaternario o terziario avanzato. Per questo particolare ruolo che tali città tendono ad assumere all’interno del panorama mondiale esse vengono chiamate “città globali”.

Ma secondo Townsend il concetto di città globale è un concetto ambiguo: città globali come Parigi o Chicago, in termini di connettività con i network, vengono superate da centri più piccoli. Per Townsend sistemi di comunicazioni come internet lasciano emergere una nuova rete di relazioni tra città più complessa e vasta rispetto a quella che di solito viene indicata dai teorici delle città globali.

Per Townsend, la comprensione dei fenomeni geografici nell’era della globalizzazione (effetto, ma allo stesso tempo causa delle nuove tecnologie di comunicazione) passa attraverso l’analisi della dorsale di internet e del suo sviluppo non omogeneo tra le regioni del globo.
Se nella prima fase di sviluppo delle telecomunicazioni era evidente una concentrazione dei punti di accesso alle reti telematiche nei principali centri finanziari, oggi la tendenza è quella di una maggior dispersione delle infrastrutture tecnologiche. Questo significa che le città globali fanno un sempre maggior affidamento sullo smistamento delle informazioni mediato da piccoli centri.

L’ineguale sviluppo della rete internet ha preso avvio negli Stati Uniti. Per questo motivo il progressivo diffondersi di questa nuova tecnologia negli altri stati e continenti si è inizialmente tradotto nell’esigenza di stabilire connessioni con una rete che, in quel momento storico, si sviluppava principalmente sul territorio statunitense, dove tra l’altro risiedeva la gran parte dei contenuti disponibili sul network.
Cukier nel 1999 notava i consistenti risparmi nel noleggio di connessioni transoceaniche dirette verso gli Usa rispetto a connessioni dirette tra due capitali europee. In termini pratici i pacchetti di informazioni scambiati tra due terminali posti in diverse città europee avrebbero percorso un tragitto con un passaggio intermedio in territorio statunitense.

Da tracciamenti compiuti oggi si rileva che l’Italia dispone di collegamenti interamente europei che la connettono verso Inghilterra, Francia, Germania, Spagna, Portogallo e molte altre nazioni europee. Il quadro quindi apparirebbe nettamente mutato.

Tuttavia utilizzando come punto di partenza la Gran Bretagna i risultati convergono con quelli di Townsend. Effettuando un tracciamento dei pacchetti tra Londra e Helsinki del tracciamento i risultati rimangono simili a quelli riportati nell’articolo del 2001: dai server Visualware (Londra) al sito ufficiale della città di Helsinki (http://www.helsinki.fi/) si passa ancora per Phoenix sull’indirizzo 64.214.143.138. Il Traceroute dall’Inghilterra al Portogallo identifica una tappa intermedia a Washington. Da Londra a Madrid si passa per Phoenix e dopo il ritorno a Parigi si salta ancora negli Stati Uniti (Broomfield).
Conferma questa tendenza, ma con un tragitto ancora più ingarbugliato il percorso Londra, Phoenix, Londra, Amsterdam, Dusseldorf, Francoforte, Broomfield, Francia, Austria.

È opportuno interpretare i risultati di questi tracciamenti con una certa cautela per almeno due motivi: i nodi statunitensi riportati dal tracciamento sono indicati nei tabulati del routing come non totalmente attendibili. Secondariamente i tracciamenti effettuati da Catania verso le principali capitali europee segnalano connessioni dirette in molti dei passaggi che hanno richiesto collegamenti transoceanici nei traceroute effettuati da Londra (un esempio per tutti il collegamento Italia-Gran Bretagna attraverso Francoforte e Parigi). Se quindi questi dati devono farci riflettere (i salti rilevati verso gli USA possono suggerire, ancora una volta, una maggior efficienza delle connessioni transoceaniche) la dipendenza dal nuovo mondo ne esce ridimensionata.
Appaiono mutate anche le condizioni del collegamento da Londra all’Australia, oggetto del secondo esempio dell’autore. Oggi si passa ancora per Los Angeles, ma si tratta di un solo passaggio, in quanto successivamente interviene un nodo a Singapore. Tra Stati Uniti e Australia quindi il passaggio non è più diretto, ma si appoggia su un nuovo punto di smistamento dei pacchetti.

Inutile sottolineare dunque la necessità di analisi più approfondite che censiscano anche le relazioni tra tutti gli altri paesi europei e individuino possibili vie di comunicazione tra Europa e Asia, le quali nel 2001 erano dichiarate inesistenti da Townsend sebbene già fosse chiaro anche a lui il rapido cambiamento del quadro di riferimento grazie alla proliferazione di reti pan regionali come A-Bone ed E-Bone .
Nei termini di una maggior indipendenza dagli Stati Uniti, allo sviluppo delle infrastrutture si deve poi aggiungere lo sviluppo di contenuti europei e la nascita dei Content Delivery Network, sistemi di contenuti distribuiti che conservano delle copie dei dati rendendo disponibili le informazioni su punti più vicini del network evitando i salti oltreoceano.




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