Sul digital divide
gennaio 4, 2007 in Hi-tech notepad
Qualche minuto fa sentivo che su Neapolis si parlava di pc a manovella. Non so dire con precisione quale fosse il fulcro del discorso, ho acceso la tv proprio alla fine del servizio. Però, se il mio intuito non mi inganna, mi sa che si trattava ancora del famoso progetto di Nicholas Negroponte di fornire ai paesi del terzo mondo dei pc molto economico (meno di 100$ per unità) e funzionanti senza energia elettrica.
Due anni fa scrissi un articolo (mai pubblicato) per il progetto Sapevatelo di soqquadro.org. All’epoca si parlava già di computer a manovella da un pezzo. Visto che a quanto pare da allora non è cambiato nulla propongo adesso quel pezzo.
Oggi (07.06.05) il ministro Landolfi è tornato a parlare del divario digitale fra regioni italiane, proponendo un piano d’azione che passa attraverso l’etere del Wi-Max, tecnologia per connessioni Wireless con una copertura di circa 10 km. La sperimentazione, ovviamente parte subito, con la solita eccezionale tempestività che a volte si riesce ad avere quando non ci si accorge che si hanno già cinque o più anni di ritardo.
Negli Usa, dove comunque l’utilizzo delle nuove tecnologie è stato adottato sicuramente con un notevole anticipo rispetto al resto del mondo, le prime strategie per dare a tutti l’opportunità d’accesso e utilizzo vengono attuate per la prima volta intorno alla metà degli anni ’90. In questa occasione nasce il concetto di Digital Divide.
Il concetto alla base sembra quasi banale: nel villaggio globale, in un pianeta cablato nel quale i flussi economici passano attraverso le linee telefoniche sembra impossibile pensare allo sviluppo senza ICT (Information Communication Technology). E’ quindi ovvio che per aiutare le regioni meno ricche del pianeta a correre insieme a quelle più avanzate in questo luccicante ed edulcorato mercato globale, bisogna, tra l’altro, dare la possibilità anche a loro di accedere a questo tipo di risorsa. Gli stati uniti con la manovra di cui sopra, pare ci siano riusciti. Il testimone passa adesso al resto del mondo, dove il 60% delle utenze di telefonia e il 70% delle utenze internet sono disponibili solo al 20% della popolazione totale.
E’ nel gennaio del 2000 che per la prima volta, durante l’incontro annuale del World Economic Forum, si rilevano numerosi interventi che segnalano l’esistenza di una disparità nella diffusione delle ICT. Da quel momento, il problema prima sconosciuto nel giro di pochi mesi troverà spazio in tutte le principali sedi del dibattito internazionale, dall’Assemblea del Millennio delle NU ai vertici G8 di Okinawa e Genova.
Ma cosa potrebbero rappresentare le ITC per un paese del sud del mondo? Oltre ad essere la condizione sine qua non per un possibile processo di sviluppo, potrebbero aiutare a risolvere alcune delle carenze di servizi sociali basilari (si pensi alle possibili applicazioni della formazione a distanza e della “telemedicina”, che consentirebbe agli abitanti di luoghi isolati di avere diagnosi in tempo reale).
Non si deve dimenticare che in ogni caso uno degli ostacoli principali all’utilizzo delle ICT sono proprio suddette carenze (come si può utilizzare un computer per formarsi quando non si sa leggere?).
In queste difficili prospettive cominciano a fare i primi passi le prime azioni concrete così come cominciano ad alzarsi le prime ombre. A Dafos nel 2000, all’incontro annuale del WEF di cui parlavamo prima il problema del digital divide è stato posto in maniera pressante anche dai leader di alcuni importanti colossi del settore tra i quali Mr. Bill Gates, il quale aveva già avuto buon gioco nelle manovre sul digital divide statunitense, con il progetto di regalare software Microsoft alle scuole. Chi se ne stupisce, nel paese nei quali la nike fa costruire campi da basket nelle scuole dei ghetti delle grandi metropoli? Ma il software commerciale sarebbe economicamente intollerabile da parte dei paesi del sud del mondo. Oltre al prezzo dei programmi bisogna anche sommare la rapida obsolescenza delle tecnologie che induce grazie alla sua logica di mercato (vi siete mai chiesti perché i sistemi operativi microsoft diventano sempre più esigenti in termini di risorse hardware?). Sono le ONG che si occupano di digital divide nei paesi del sud del mondo che hanno lanciato l’allarme, ma nei piani di lavoro dei grandi meeting internazionali continua a non essere inserito quello che tutti indicano come il principale mezzo per poter raggiungere l’inclusione digitale: il software libero.