Citazione a proposito di riservatezza in rete ;-)
gennaio 20, 2007 in Senza categoria
La vostra privacy è già zero, lasciate perdere”
(Scott Mc Neal – Amministratore delegato Sun Microsystem)
gennaio 20, 2007 in Senza categoria
La vostra privacy è già zero, lasciate perdere”
(Scott Mc Neal – Amministratore delegato Sun Microsystem)
gennaio 19, 2007 in Senza categoria
Join thegluenetwork.com in building a virtual bridge of hope & change around the world and help raise funds for social causesIl mio miglio è il n° 01959.
Ho inserito una foto di un mio recente viaggio. Per questa foto Adobe donerà un dollaro all’Unicef per la causa che ho scelto: l’educazione per tutti.

Bastano pochissimi minuti.
E in più la navigazione è veramente piacevole in quanto il sito è fatto veramente bene.
gennaio 8, 2007 in Hi-tech notepad
La funzione dei commenti agli articoli non è inserita nell’installazione di base di Joomla. Eppure un buon modulo di gestione dei commenti è quasi indispensabile per certe tipologie di portale.
Da quel poco che ho ancora visto Akocomment rappresenta una valida soluzione, anche se nella versione che ho provato manca un controllo anti spam, il famoso box che chiede di inserire la parolina visualizzata nell’immagine, carenza che potrebbe rivelarsi particolarmente fastidiosa.
Oggi ho provato ad installarlo. L’operazione non è molto intuitiva per chi non è molto pratico con mambo/joomla.
Visto che non ho trovato nessuna guida in italiano né per l’installazione né per l’utilizzo, descriverò la procedura nella speranza di essere utile a qualcuno.
Bastano 3 semplici passi:
1) Download: prelevare il mambot da qui e il componente da qui
2) Andate nel pannello di amministrazione. Su installazioni -> mambot (barra in alto), in carica pacchetto andate su sfoglia, selezionate il file .zip del mambot che avete scaricato prima, quindi cliccate su Carica file & installa. Fate la stessa cosa per il modulo in installazioni ->moduli
3) Siamo all’ultimo passaggio: attivare il bot. Dal pannello di amministrazione andate in mambot -> mambot sito e nell’elenco che vi apparirà individuate il bot AkoCommentBot. Nella colonna pubblicazione cliccate sulla X rossa e il vostro bot sarà automaticamente pubblicato.
Adesso potete cominciare ad utilizzare AkoComment. Per cominciare a configurarlo dovete andare su Componenti (sempre dal menù in alto) dove troverete la voce AkoComment .
nota: Per il mio portale utilizzo joomla 1.0.4

gennaio 6, 2007 in Senza categoria
Studio per logo relativo ad un portale dedicato alla scienza cognitiva.

Il mio primo sito riguardava l’intelligenza artificiale. Quell’esperienza ha fatto il suo tempo (non riporto neppure il link) e rimane abbandonata sulla rete come un relitto. Per questioni di tempo ho smesso da un paio di anni di dedicarmi allo studio dell’IA e della scienza cognitiva.
Però un piccolo sogno è rimasto: quello di far evolvere quel piccolo sito amatoriale in un complesso portale che riguardasse il più ampio campo della scienza cognitiva, settore che mi è maggiormente congeliale data la mia formazione umanistica. Probabilmente questo non si realizzerà mai: non dispongo né del tempo né delle competenze (quel poco che sapevo è già stato dimenticato).
A volte però anche per sognare servono idee precise. Così ho già riservato il dominio scienzacognitiva.it, so già perfettamente come sarà strutturato, quale cms utilizzerà (ovviamente quello che ho realizzato per soqquadro) e quali contenuti includerà… e ho già fatto degli studi per il logo.
Questo logo si basa sulla rappresentazione grafica dei domini della scienza cognitiva pubblicata su Cognitive Science nel 1978, poco prima della conferenza di La Jolla che divenne l’atto di nascita sibolico della nuova disciplina.
I vertici dell’esagono rappresentano e congiungono le discipline che costituiscono il campo di ricerca della scienza cognitiva. Filosofia, Psicologia, Scienze dell’informazione e Neuroscienze (nel vertice rimasto vuoto potrebbe essere collocata l’antropologia).
Ecco la cartella su uno dei miei spazi skydrive:
gennaio 4, 2007 in Hi-tech notepad
Qualche minuto fa sentivo che su Neapolis si parlava di pc a manovella. Non so dire con precisione quale fosse il fulcro del discorso, ho acceso la tv proprio alla fine del servizio. Però, se il mio intuito non mi inganna, mi sa che si trattava ancora del famoso progetto di Nicholas Negroponte di fornire ai paesi del terzo mondo dei pc molto economico (meno di 100$ per unità) e funzionanti senza energia elettrica.
Due anni fa scrissi un articolo (mai pubblicato) per il progetto Sapevatelo di soqquadro.org. All’epoca si parlava già di computer a manovella da un pezzo. Visto che a quanto pare da allora non è cambiato nulla propongo adesso quel pezzo.
Oggi (07.06.05) il ministro Landolfi è tornato a parlare del divario digitale fra regioni italiane, proponendo un piano d’azione che passa attraverso l’etere del Wi-Max, tecnologia per connessioni Wireless con una copertura di circa 10 km. La sperimentazione, ovviamente parte subito, con la solita eccezionale tempestività che a volte si riesce ad avere quando non ci si accorge che si hanno già cinque o più anni di ritardo.
Negli Usa, dove comunque l’utilizzo delle nuove tecnologie è stato adottato sicuramente con un notevole anticipo rispetto al resto del mondo, le prime strategie per dare a tutti l’opportunità d’accesso e utilizzo vengono attuate per la prima volta intorno alla metà degli anni ’90. In questa occasione nasce il concetto di Digital Divide.
Il concetto alla base sembra quasi banale: nel villaggio globale, in un pianeta cablato nel quale i flussi economici passano attraverso le linee telefoniche sembra impossibile pensare allo sviluppo senza ICT (Information Communication Technology). E’ quindi ovvio che per aiutare le regioni meno ricche del pianeta a correre insieme a quelle più avanzate in questo luccicante ed edulcorato mercato globale, bisogna, tra l’altro, dare la possibilità anche a loro di accedere a questo tipo di risorsa. Gli stati uniti con la manovra di cui sopra, pare ci siano riusciti. Il testimone passa adesso al resto del mondo, dove il 60% delle utenze di telefonia e il 70% delle utenze internet sono disponibili solo al 20% della popolazione totale.
E’ nel gennaio del 2000 che per la prima volta, durante l’incontro annuale del World Economic Forum, si rilevano numerosi interventi che segnalano l’esistenza di una disparità nella diffusione delle ICT. Da quel momento, il problema prima sconosciuto nel giro di pochi mesi troverà spazio in tutte le principali sedi del dibattito internazionale, dall’Assemblea del Millennio delle NU ai vertici G8 di Okinawa e Genova.
Ma cosa potrebbero rappresentare le ITC per un paese del sud del mondo? Oltre ad essere la condizione sine qua non per un possibile processo di sviluppo, potrebbero aiutare a risolvere alcune delle carenze di servizi sociali basilari (si pensi alle possibili applicazioni della formazione a distanza e della “telemedicina”, che consentirebbe agli abitanti di luoghi isolati di avere diagnosi in tempo reale).
Non si deve dimenticare che in ogni caso uno degli ostacoli principali all’utilizzo delle ICT sono proprio suddette carenze (come si può utilizzare un computer per formarsi quando non si sa leggere?).
In queste difficili prospettive cominciano a fare i primi passi le prime azioni concrete così come cominciano ad alzarsi le prime ombre. A Dafos nel 2000, all’incontro annuale del WEF di cui parlavamo prima il problema del digital divide è stato posto in maniera pressante anche dai leader di alcuni importanti colossi del settore tra i quali Mr. Bill Gates, il quale aveva già avuto buon gioco nelle manovre sul digital divide statunitense, con il progetto di regalare software Microsoft alle scuole. Chi se ne stupisce, nel paese nei quali la nike fa costruire campi da basket nelle scuole dei ghetti delle grandi metropoli? Ma il software commerciale sarebbe economicamente intollerabile da parte dei paesi del sud del mondo. Oltre al prezzo dei programmi bisogna anche sommare la rapida obsolescenza delle tecnologie che induce grazie alla sua logica di mercato (vi siete mai chiesti perché i sistemi operativi microsoft diventano sempre più esigenti in termini di risorse hardware?). Sono le ONG che si occupano di digital divide nei paesi del sud del mondo che hanno lanciato l’allarme, ma nei piani di lavoro dei grandi meeting internazionali continua a non essere inserito quello che tutti indicano come il principale mezzo per poter raggiungere l’inclusione digitale: il software libero.